Banfi: "L'allenatore nel pallone lo inventò Liedholm. L'ultima scena nacque per caso: avevo prurito e..."

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Dal finale improvvisato di uno dei film più noti alle scene con le attrici più belle: "Provarci o resistere? Il dubbio ogni tanto emergeva. Capii di essere un comico nel 1943, sotto le bombe..."

26 aprile - 13:12 - MILANO

Dalla lunghissima gavetta alle commedie sexy all’italiana, all’Allenatore nel pallone, film cult: Lino Banfi si è raccontato al Corriere della Sera in occasione dell’uscita della sua autobiografia "90, Non mi fai paura!", in libreria da martedì 28. Banfi, che compirà 90 anni a luglio, rivela che l’idea del film “venne a Nils Liedholm, che all’epoca allenava la Roma, la mia squadra del cuore”. E che una delle scene più famose è nata da un’improvvisazione: “Sentii davvero un fastidio nelle parti intime, alle pelle per dirla tutta, perché nel sollevarmi mi avevano afferrato male. Così nacque la frase: mi avete preso per un coglione, mentre i tifosi mi rispondevano: ma no, sei un eroe”. 

le bellissime

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Banfi ripercorre le esperienze accanto alle attrici Edwige, Anna Maria Rizzoli, Nadia Cassini, Gloria Guida, Barbara Bouchet. “Era lavoro, ma siamo esseri umani: durante quelle scene erotiche e davanti a bellissime colleghe nude, vivevo una grande battaglia interiore. Provarci o resistere? Il dubbio ogni tanto emergeva”. Poi il ritorno alla realtà: "Tra me e me, dicevo: perché dovrebbero fare una fesseria con un cretino, grasso e basso come me, solo perché facciamo il film insieme?". E a chi lo accusa di aver fatto film zozzi, ribatte con ironia: "Le ragazze fanno otto docce al giorno, altro che zozzi! E poi ho fatto carriera: a scuola da bidello a preside, nell’esercito da marmittone a colonnello".

il complesso

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Svela di aver sempre avuto il complesso del fisico: “Mi ha sempre fatto soffrire, andavo da Mességué, perdevo 10-12 chili e li riprendevo con gli interessi: la mia maschera di pugliese grasso e pelato, li mortecci sua, era al sicuro”. Banfi ricorda di come ha scoperto il talento comico, durante i bombardamenti del 1943. “Avevo costruito due pupazzi mostruosi, fatti male, con la mollica di pane, con armi che avevo messo insieme io, Orlando e Rinaldo, per farli combattere fra di loro. Li facevo parlare come mio zio Michele, quello che diceva: 'Ti spezzo la noce del capocollo, ti metto l’intestino a tracollo, prendo il menisco e te lo metto nell’occhio'. I bambini smettevano di piangere e iniziavano a ridere”.

La Gazzetta dello Sport

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