A due mesi dallo scoppio della
guerra nel Golfo, il prezzo del diesel alla pompa è salito da un
valore medio di 1,676 a 2,005 euro al litro, con un aumento di
quasi il 20%. Lo evidenzia l'Ufficio studi della Cgia di Mestre,
sottolineando che, nonostante il taglio di 20 centesimi sulle
accise introdotto dal governo il 19 marzo scorso, nelle prime
otto settimane di conflitto militare l'autotrasporto merci ha
sostenuto un extra costo che si aggirerebbe attorno a 1,5
miliardi di euro.
A quanto rileva lo studio, nel Nord Italia, dove si concentra
la maggior parte della produzione industriale, la domanda di
trasporto è più elevata e continua. Questo permette agli
autotrasportatori di lavorare con maggiore regolarità e di
spuntare tariffe mediamente più alte, comprese tra 1,40 e 1,70
euro al chilometro, con punte superiori nei servizi più
specializzati. Inoltre, la probabilità di trovare un carico di
ritorno è più alta, riducendo i chilometri percorsi a vuoto.
Scendendo verso il Sud, le tariffe medie si abbassano, spesso
tra 1,10 e 1,40 euro al chilometro, ma soprattutto aumenta il
problema dei viaggi senza carico. Il traffico merci è infatti
sbilanciato: molti camion scendono dal Nord pieni, ma faticano a
trovare merce per il ritorno. Questo significa che una parte
significativa dei chilometri percorsi non genera fatturato.
Nel 2024 il trasporto su strada effettuato dai vettori
immatricolati in Italia conferma una struttura fortemente
orientata al mercato interno. Il 97,6 per cento dei flussi di
merci riguarda infatti movimentazioni con origine e destinazione
all'interno del territorio nazionale, mentre il traffico
internazionale resta marginale: solo l'1,2 per cento dei flussi
ha origine estera e l'1,5 ha destinazione fuori dai confini
italiani. Secondo l'Istat, nel 2024 il trasporto su strada
interno al Paese ha movimentato poco più di un miliardo di
tonnellate di merci.
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