Il Coni è l'unico organo a poter attuare il commissariamento di una Federazione. I rischi dell'impugnazione e di illeggimità e perché serve cautela
Da ieri, dopo l'esplosione del caso Rocchi, si è tornati a parlare di commissariamento della Figc. Complice anche un post su X in cui il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi chiama direttamente in causa il Coni, che è l'unico organo a poter attuare il commissariamento di una Federazione, il tema è tornato prepotentemente a farsi spazio.
i criteri
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Ma quali sono i criteri con cui il Coni può procedere con un commissariamento? La questione è regolata dallo Statuto del Coni stesso, dove si legge che questo tipo di soluzione viene proposta al Consiglio nazionale dalla Giunta Coni in questi casi: 1. Accertate gravi irregolarità nella gestione; 2. Accertate gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi; 3. Constatata impossibilità di funzionamento dei medesimi; 4. Quando non siano stati adottati, da parte delle Federazioni sportive nazionali, gli adempimenti regolamentari o il commissariamento ad acta delle articolazioni interne competenti, al fine di garantire il regolare avvio o svolgimento delle competizioni sportive nazionali.
gli scenari
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Il caso che vede protagonista Gianluca Rocchi potrebbe secondo alcuni rientrare tra le "accertate gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi". Ma occorre fare due rilievi: al momento le violazioni di cui Rocchi è accusato non sono accertate e lui stesso non fa parte degli organi direttivi della Figc. Se il Coni, ovvero il presidente Luciano Buonfiglio, portasse avanti l'ipotesi commissariamento potrebbe esserci dunque un rischio visto che, se ritenuto illegittimo perché privo dei presupposti per attuarlo, può essere impugnato. Dunque Gabriele Gravina, che è ancora presidente Figc in prorogatio e può intervenire nei cosiddetti atti indifferibili, potrebbe fare ricorso, prima al Collegio di garanzia dello Sport presso il Coni, poi eventualmente al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato. E se dovesse avere ragione, Buonfiglio ne uscirebbe male e potrebbe essere costretto a un passo indietro.


