Nel settore farmaceutico, la quota di
brevetti detenuta dall'Unione Europea è passata dal 31% nel 2010
al 20% attuale, mentre gli Stati Uniti registrano un incremento
dal 31% al 34%. Ancora più marcata la crescita della Cina, che
passa dal 17% al 28% (Fonte World Intellectual Patent
Organization), confermando una forte accelerazione degli
investimenti in ricerca e sviluppo. "Nonostante questo scenario,
l'Italia mostra segnali positivi nel campo delle Scienze della
Vita. Nel periodo 2021-2025 rispetto al quinquennio precedente
(fonte European Patent Office), si registra un incremento medio
del 22% delle domande di brevetto, con una crescita ancora più
significativa nell'industria farmaceutica, pari al 26%,
superiore sia alla media dei principali Stati europei (+10%) sia
ad altri settori industriali nazionali (+11%)".
A sottolinearlo in occasione della Giornata Mondiale della
Proprietà Intellettuale, è il presidente di Farmindustria
Marcello Cattani.
In un contesto geopolitico difficile come quello attuale "è
quanto mai acceso il dibattito sul ruolo strategico dei brevetti
come indicatore chiave della capacità innovativa e competitiva
dei sistemi economici. I dati più recenti evidenziano un
cambiamento negli equilibri globali, con una crescita
significativa negli Stati Uniti e in Cina e un calo della quota
europea. L'Europa, che sta proseguendo nel portare avanti
politiche antistoriche che riducono la proprietà intellettuale
laddove altre Nazioni la aumentano, rischia di perdere ancora
terreno in un ambito strategico come quello farmaceutico. È
necessario rafforzare gli investimenti in ricerca, semplificare
i processi e valorizzare la proprietà intellettuale come leva di
sviluppo e competitività", ha dichiarato Cattani.
"L'Italia dimostra che, quando si investe nelle Scienze della
Vita, i risultati arrivano. Dobbiamo consolidare questa
traiettoria positiva, sostenendo il trasferimento tecnologico,
incentivando la ricerca e assicurando un quadro normativo
competitivo".
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