Alla vigilia di una settimana cruciale per il governo, tra l'approdo del Documento di finanza pubblica in Parlamento e ben due riunioni pesanti del Consiglio dei ministri, si registra maretta in maggioranza. Oggetto del contendere sono i contenuti della risoluzione comune da presentare in Aula giovedì. E se il confronto tra alleati deve ancora iniziare, il capogruppo leghista in commissione Bilancio del Senato, Claudio Borghi, gioca d'anticipo e, a nome del partito, propone di inserire nel documento "l'abbandono del patto di stabilità, eventualmente anche unilaterale qualora l'Ue non dovesse dare risposte. La Lega - fa sapere - insisterà per questo". L'ipotesi, che segnerebbe una rottura con l'Europa, spiazza FI e FdI, che frenano. "Eviterei voli pindarici o fuochi di artificio - commenta il responsabile economico dei meloniani, Marco Osnato - Abbiamo sempre considerato i parametri derivanti dai patti europei come un mezzo e non come un fine e continuiamo a considerarli tali".
Da Forza Italia, il portavoce Raffaele Nevi evidenzia "i problemi" che potrebbero scaturire da una soluzione così radicale: "Certamente sarebbe meglio costruire percorsi più condivisi con l'Ue per evitare contraccolpi, uno su tutti lo spread...". "La maggioranza è in confusione", ci sono "due linee opposte", attacca il Pd per voce di Piero De Luca. Un'analisi condivisa da Davide Faraone di Iv: "E' il caos. La batosta del deficit al 3,1%, la seconda nel giro di un mese dopo il referendum, ha di nuovo mandato in confusione la maggioranza".
Gli azzurri puntano su un'altra leva, che sarebbe effettivamente allo studio del governo: una revisione, in chiave energia, del Pnrr e dei fondi di coesione, su cui peraltro ci sarebbe un'apertura concreta della commissione europea. E l'Italia ha un precedente recentissimo: la rimodulazione dei fondi coesione da 7 miliardi verso cinque priorità (competitività, piano casa, risorse idriche, energia e difesa) proposta dal commissario Raffaele Fitto. Sulla sospensione del patto, invece, il muro comunitario sembra difficilmente superabile. Non per questo, la battaglia di Roma finisce qui, tutt'altro: continua e su più fronti. Il governo starebbe continuando a trattare senza sosta, puntando anche sulle alleanze, in primis sulla Francia, per fronteggiare l'ostilità dei frugali. Parallelamente, la richiesta all'Ue di uno stop alle regole contabili potrebbe esser messa nero su bianco nella risoluzione di maggioranza: un pressing tutto politico, ancora da definire, che farebbe gioco all'Italia nella difficilissima trattativa. Non solo. Un documento interno dei meloniani citerebbe anche, riguardo al deficit, la possibilità di attivare 'la clausola di salvaguardia nazionale' prevista dall'articolo 26 del nuovo Patto, per "deviare dal percorso della spesa netta stabilito" in casi "eccezionali e al di fuori del controllo dello Stato" in questione.
Lo scostamento di bilancio - che comunque è sul piatto - viene considerato da più parti l'estrema ratio. "Facendo solo debito per debito, poi pagano sempre gli italiani: inciderebbe sui tassi e di conseguenza su mutui e crediti", evidenzia il responsabile Economia di Forza Italia, Maurizio Casasco, che segnala anche le criticità di una sospensione del Patto.
"Comporterebbe delle asimmetrie - osserva - nella competitività interna della stessa Ue con chi, come ad esempio la Germania, ha spazi fiscali maggiori dell'Italia e ha già investito sul costo dell'energia con fondi pubblici". "Per questi motivi - chiosa -, Antonio Tajani ha lanciato l'idea o di una revisione del Pnrr e dei fondi di coesione in chiave energetica, oppure di un nuovo Pnrr mirato sull'energia con una temporalità limitata e una percentuale rispetto al Pil".
Da Fratelli d'Italia, Carlo Fidanza insiste: "Serve scorporare dal deficit le spese in energia e sospendere il sistema ETS sulle industrie energivore e sui fertilizzanti - dice in un'intervista -. L'Europa continua a ragionare con formule vecchie e stantie di fronte ad una situazione che rischia di degenerare in poche settimane".
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