I tennisti corrono il 50% in più rispetto a dieci anni fa e l'età media dei top 100 continua a salire. Ma tra sessioni notturne e superfici rallentate, il rischio infortuni tocca picchi record: l'analisi medica sulle minacce di un circuito senza sosta
“Per me è quasi una scena del crimine. C’è il delitto, ci sono i sospettati: noi dobbiamo trovare la soluzione”. Per Dominic King, responsabile dello sviluppo atleti al Centro Halton, nel Regno Unito, quello degli infortuni nel tennis è un caso da risolvere e una minaccia in via di espansione: “Non voglio che i miei ragazzi vivano una gran carriera e poi si ritrovino impossibilitati a muoversi una volta ritirati”. Il rischio però esiste e lo hanno calcolato in diversi: da Howard Green, ex membro della Marina Inglese che ha elaborato i quattro fattori principali di esposizione agli infortuni, fino ai dati di Robby Sikka, direttore medico della Ptpa. Ovvero l’associazione tennisti fondata da Djokovic e Pospisil: quella che, in un approfondito report datato 2024, ha spiegato che giocare cinque set oggi era come… giocarne sei nel ’99.


