Dall’imbarazzo del ‘lost in translation’ in campo alla discrezione su Carlos Alacaraz in conferenza stampa. Nelle due domande col microfono aperto per il pubblico subito dopo la vittoria su Elmer Moller Jannik Sinner promette che in futuro risponderà in spagnolo, poi lo switch sull’inglese. E quando passa alle interviste vere e proprie gli chiedono se ha delle app che lo aiutano con l’apprendimento di altre lingue Jannik dice di no ma cita come esempi Duolingo e Babbel. Il giornalista capisce Bumble e gli fa notare che è una app di appuntamenti. Jannik lo corregge citando Babbel due volte, poi taglia corto: “Non è una app per appuntamenti, non ne ho bisogno”.
orfani di carlos
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In conferenza invece tiene al petto le carte personali. Gli abbiamo chiesto se in questi giorni ha sentito o ha mandato un messaggio a Carlos Alacaraz, dopo l’annuncio del suo doppio forfait a Roma e Parigi: “È un tema personale, preferisco non dire nulla”. Il torneo è decisamente orfano di Carlitos: “Si, è normale che si senta la sua mancanza, siamo in Spagna. Ma io penso che si sentirà ancora di più in un torneo grande e prestigioso come il Roland Garros. Purtroppo gli infortuni ci sono, non possiamo farci niente. È andata come è andata”.
la prestazione
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E sulla partita di oggi: “Qui è difficile capire se hai giocato bene o male, perché hai meno controllo della superficie: se servi bene la battuta ti dà una grandissima mano, se lo fa l’altro gli scambi sono pochi. Contro un avversario come quello di oggi che tira veramente forte di rovescio cerchi di fare i punti importanti e portare a casa il match così. Penso di aver fatto un piccolo passo avanti, ma vediamo al prossimo ostacolo”.
generazione d'oro
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L’altro ieri Jannik è andato a vedere la partita di Rafael Jodar, la nuova sensazione spagnola, contro Alex De Miñaur, fatto abbastanza insolito: “Volevo vedere due cose: uno le condizioni ambientali in una partita serale, e due questo giocatore dal vivo perché in tv certe cose non le apprezzi mentre live è completamente diverso. Colpisce la palla in maniera veramente bella e pulita, dal vivo si sente il rumore dell’impatto e quello che usciva dalla sua racchetta era davvero un bel suono. Si muove molto bene, è un giocatore già molto molto forte, non lo conosco personalmente ma mi sembra abbia la mentalità giusta, calmo, umile. Sono andato a vederlo perché è un talento, e mi piace essere sul pezzo su ciò che ci può aspettare nel futuro. Il 2006 è un grande anno: Jodar, Fonseca, Sakamoto, Nikolai (Budkov Kjaer, ndr)... No, stasera giocano troppo tardi e non mi fermo a vedere Jodar-Fonseca”.


