Audi Night con Brignone e Domenicali, F1, sci e design

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Alla Milano Design Week Audi ha portato la velocità nell'ambiente meno scontato: quello del design. Con l'installazione Origin e il dialogo tra Timm Barlet, Stefano Domenicali e Federica Brignone, la performance viene riletta come risultato di controllo, preparazione e qualità del gesto. Dalla Formula 1 allo sci, emerge un'idea comune: andare forte non significa spingere oltre i limiti, ma dominare ogni istante. Un cambio di prospettiva che unisce tecnologia, esperienza e visione

Valerio Boni

25 aprile - 08:59 - MILANO

Parlare di velocità durante la Design Week può sembrare naturale. Milano, in quei giorni, vive di accelerazioni continue: immagini, incontri, oggetti, installazioni, stimoli che si sovrappongono senza sosta. Audi, invece, ha scelto di usare proprio questo contesto per proporre una lettura quasi opposta del tema. Non la velocità come scatto istintivo, come gesto improvviso, come numero fine a se stesso. Ma la velocità come risultato di una costruzione e, soprattutto, come forma di controllo. È questa la chiave più interessante emersa all’Audi Night del 21 aprile, uno degli appuntamenti centrali della presenza del marchio tedesco alla Milano Design Week 2026.

alle origini della velocità

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Il contesto scelto da Audi non era neutro. Al centro del Portrait Milano, il marchio ha portato "Origin", l’installazione realizzata con Zaha Hadid Architects, presentata come traduzione architettonica della nuova filosofia di design Audi, fondata su quattro parole chiave: chiarezza, tecnicità, intelligenza ed emozione. Nel racconto, "Origin" nasce anche come risposta al sensory overload contemporaneo, cioè a quel sovraccarico di rumore visivo e mentale, che rende sempre più difficile soffermarsi, distinguere l’essenziale e leggere la complessità. È una cornice importante, perché spiega bene il senso del talk "Alle origini della velocità", che ha aperto il programma con Timm Barlet (managing director di Audi Italia), Stefano Domenicali (presidente e Ceo della Formula 1), Federica Brignone (campionessa olimpica di sci alpino), Rolf Michl (managing director di Audi Sport), Michele Pasca di Magliano (direttore di Zaha Hadid Architects) e Nicola Vicino (general manager di Revolut Bank Italia). Nella presentazione dell’evento, Audi ha definito la velocità non come punto di partenza, ma come risultato di qualità, precisione e chiarezza progettuale.

controllo totale

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Timm Barlet ha fornito alla serata la sua base industriale e culturale. Il suo intervento è ricondotto all’idea che la prestazione non sia mai un fatto estemporaneo, ma il frutto di metodo, rigore, tempo investito e qualità del processo. È un’impostazione che in un certo senso sposta la velocità dal terreno dell’istinto a quello della preparazione. Prima ancora della potenza fisica o meccanica, conta la qualità di ciò che costruisce il risultato. Ma un passaggio interessante, il più originale, è quello emerso dall’incrocio tra Stefano Domenicali e Federica Brignone. Una tesi condivisa, che racconta come la velocità vera coincida con il totale controllo, che nasce da preparazione, disciplina e controllo. Per la Brignone è associata al lavoro mentale e fisico che sta dietro al gesto atletico, mentre per Domenicali alla necessità di governare l’istante decisivo, anziché subirlo.

performance ibrida

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Ed è qui che il discorso diventa davvero forte. Perché siamo abituati a immaginare la velocità come una specie di liberazione, quasi come uno stato in cui il corpo e la macchina vanno da soli. Invece il punto, almeno da come è stato raccontato a Milano, è esattamente il contrario. Andare forte significa mantenere il dominio di una sequenza quasi infinita di microdecisioni. Significa fare la cosa giusta non una volta sola, ma in ogni frammento dell’azione. In pista, sulla neve, in una curva presa al limite o in una gara di Formula 1, la performance non è spingersi oltre i limiti, ma è controllo portato al massimo livello possibile. Questa chiave rende molto più interessante anche la scelta di affiancare, nello stesso spazio, la R26 del team Audi di Formula 1 e la nuova RS 5. Ufficialmente, Audi le presenta come due interpretazioni diverse della propria idea di performance ibrida: una nella massima espressione del motorsport, l’altra sulla strada. Ma viste attraverso il tema del controllo raccontano qualcosa di più. La R26 rappresenta l’ambiente in cui tutto avviene alla velocità più estrema, e dove proprio per questo ogni dettaglio deve essere dominato. La RS 5, prima RS ibrida plug-in della storia di Audi Sport, traduce invece questa cultura tecnica in una vettura stradale che vuole tenere insieme prestazione, fruibilità ed efficienza responsabile.

sci e formula 1

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In questo senso, il contributo di Domenicali allarga ulteriormente il campo. Da presidente e Ceo della Formula 1, ha descritto il campionato come un luogo credibile in cui si incontrano innovazione, sostenibilità, cultura industriale e comunicazione globale. Ma soprattutto, il suo ragionamento sembra andare oltre la sola gara, perché oggi la vera sfida non è semplicemente correre più forte, ma dare valore al tempo e all’esperienza. È quasi un paradosso affascinante: proprio chi rappresenta la massima espressione della velocità insiste sull’importanza del controllo, della qualità del gesto e della capacità di rendere leggibile la complessità. È anche per questo che Federica Brignone diventa una presenza perfettamente coerente in questo racconto. Lo sci di velocità ad altissimo livello, forse più di altri sport, rende immediata l’idea che la prestazione sia una successione di istanti in cui non si può sbagliare. La velocità, vista da fuori, appare come pura aggressione della discesa. Vista da dentro, è una costruzione millimetrica fatta di linee, appoggi, anticipo, gestione del corpo, lettura del terreno, capacità di restare lucidi mentre tutto corre. E non c'è il tempo per prevedere che cosa fare in un determinato punto della pista, perché a quelle velocità quel punto è adesso, o già superato. La Formula 1 e lo sci, letti insieme, aiutano a capire meglio il punto, la performance estrema non è caos dominato dall’istinto, ma precisione che resiste dentro il caos.

emerge l'essenziale

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E allora si capisce meglio anche la scelta di Audi di usare la Design Week, e non un contesto strettamente motoristico, per raccontare questa idea. Il design, quando è serio, non riguarda soltanto la forma. Riguarda il modo in cui si organizza la complessità, si elimina il superfluo, si rende comprensibile ciò che altrimenti sarebbe solo rumore. In questo senso Origin non è stata una semplice installazione scenografica, ma la metafora più adatta per parlare di velocità come controllo. Togliere ciò che distrae, vedere con chiarezza, lasciare emergere l’essenziale. Così il messaggio dell’Audi Night cambia profondamente tono, non parla solo di potenza, rapidità o adrenalina. Dice piuttosto che la vera prestazione nasce quando si riesce a fare la scelta giusta nel momento giusto, e poi a ripeterla ancora, e ancora, e ancora, in una catena serrata di istanti. È una visione più esigente, meno spettacolare in apparenza, ma molto più profonda. Perché restituisce alla velocità una qualità che spesso si dimentica: il pieno possesso del gesto.

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