Biabiany: "Sembravo Henry, poi i problemi al cuore. Per riavere l'idoneità scariche elettriche in un'arteria"

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L'ex attaccante dell'Inter si racconta alla Gazzetta: "Con il Milan era fatta, ma poi saltò tutto. All'Inter mi convocò Mancini insieme a Bonucci, poi a Modena con le pompe funebri sulla maglia e un prete che ci benediva. E con Cassano a Parma..."

Andrea Elefante

Giornalista

26 aprile - 08:53 - MILANO

Oggi Jonathan Biabiany ci può anche scherzare su: il calcio per lui è diventato proprio una questione di cuore. E a quasi 38 anni corre ancora con un pallone ai piedi: come se l’aritmia cardiaca che lo fermò nel 2014 gli avesse imposto di prolungare il più possibile il piacere di averlo ritrovato. Allungandogli la carriera. Biabiany è sposato con Sara, la sua compagna da quando aveva vent’anni e ha tre figlie femmine, alle quali riserva il suo dna caraibico: "Ce l’ho nel sangue, ma ormai ballo solo per loro". Non corre più forte come un tempo, "ma abbastanza, dai. A Modena feci un test sui cento con le scarpe da tennis, sull’erba: 10’’30 con misurazione manuale. E comunque l’anno passato ho corso ancora a 36,5 km orari, quest’anno 34,5. Il francese vive da tempo a Marbella e gioca ad Antequera, nel cuore dell’Andalusia. "Terza divisione spagnola, ancora sulla fascia o a volte prima punta come in Italia, dove ho fatto tutto: terzino, ala, attaccante. Vorrei rinnovare per un altro anno: in questa categoria faccio ancora la differenza". 

Come da ragazzino, quando l’Inter pagò ventimila euro per averla. 

"A Parigi, Pierluigi Casiraghi mi osservò per caso in una partita di Coppa, ma se ne andò senza vedere i quattro gol che segnai. Gli bastò: diceva che gli ricordavo Henry. Debuttai in Coppa Italia, Mancini mi convocò assieme a Bonucci e pensai: 'Tanto poi ci manda in tribuna'. Invece: 'Vai a scaldarti'. E poi: 'Dai che entri'. Prima non sentivo le gambe, poi neanche il respiro". 

<<enter caption here>> on August 1, 2009 in London, England.

Dall’Inter al Chievo, e poi al Modena. 

"Esperienza spettacolare, anche se lo sponsor sulle maglie era una ditta di pompe funebri. Il pubblico mi amava e lì mi sono innamorato di Sara, che viveva a Bologna e venne per una sfilata: io a quell’evento non dovevo neanche esserci. Sarà stata la grazia di Don Gregorio, un sacerdote che il presidente, molto superstizioso, convocava per benedirci".

Gambe ballerine anche quando Guidolin, a Parma, la fa debuttare in A? O quando affronta l’Inter? 

"No, non vedevo l’ora. Contro l’Inter feci due grandi partite: con Mourinho avevo fatto un ritiro e mi disse: 'L’anno prossimo vieni con me'". 

Non lo trovò, ma con Benitez segnò il primo gol con l’Inter: pesantino... 

"Per il Mondiale per club non dovevo neanche partire, ero stirato, ma Rafa mi disse: 'Vieni, vediamo se recuperi'. In finale, gol quasi al primo pallone toccato: me la dà Stankovic, con gente così bastava il movimento giusto. Però non ci credevo, parla il video: mani in testa, comincio a guardare a destra e a sinistra". 

Non bastò per restare. 

"Sento molte voci e dico a Giovanni Branchini e Davide Bega, i miei procuratori: 'Se devo andare, vorrei scegliere io la squadra'. Ma Leonardo è deciso: 'Non va da nessuna parte'. Invece l’ultimo giorno di mercato l’Inter sceglie Pazzini, la Samp vuole solo me e come sempre scelgo chi mi garantiva di giocare. Però senza Pazzini e Cassano precipitò tutto". 

Cassano o ti piace, o lo detesti. Con la sua qualità e i miei movimenti, in campo era impossibile non andare d’accordo

Jonathan Biabiany

Cassano lo ha ritrovato al Parma: convivenza complicata?

"Antonio o ti piace, o lo detesti; o gli piaci, o ti odia. Lui non ti dice bugie solo per farti piacere, poi c’è il suo carattere, certo: di sicuro con la sua qualità e i miei movimenti, in campo era impossibile non andare d’accordo". 

Ma la macchina di Santacroce la nascondeva assieme a lui?

"Santacroce è un grande amico, lo facevo fare agli altri della banda: Mariga, Belfodil, Benalouane, Obi". 

E Bastoni e Dimarco? 

"Ale lo guardavi e dicevi: 'Questo arriva', anche se non pensavo così in fretta all’Inter. Dimarco fece un po’ più di fatica, ma il sinistro era già da uno che avrebbe fatto carriera". 

JONATHAN BIABIANY CON SCIARPA "WE ARE AC MILAN"

Arriviamo all’estate 2014: sta per andare al Milan. 

"Mi voleva anche Lippi al Guangzhou, ma dopo aver parlato con Inzaghi era tutto fatto, comprese foto con sciarpa e maglia di allenamento rossonere: infatti Galliani fece l’inferno, perché sapeva che stava saltando tutto. Il rifiuto di Zaccardo non c’entrava nulla, andava nascosto il mio problema di salute: aritmia cardiaca. Ero sulla cyclette e mi guardavano strano, poi restano lì a parlare tanto e il mio procuratore mi fa: 'Che c... hai al cuore?'. Zero sintomi, ma lì ho avuto paura. Non di non poter giocare più: anche di morire, sì". 

Per avere l’idoneità andò fino a Boston. 

"Dove il professor Baggish mi disse le stesse cose del professor Carù: 'Tornerai a giocare, ma gli esami saranno duri'. Un’ora di corsa veloce in salita sul tapis roulant, scesi e dissi: 'Se non sono morto oggi, non posso morire sul campo'. Quello del Milan, ancora più tosto: cuore al massimo con le scosse elettriche entrando da un’arteria. Me lo sentivo in gola e pensai: ora esplode”. 

Non andare al Milan la fece tornare per la terza volta all’Inter. 

"Tutta l’estate ad allenarmi con un defibrillatore vicino, ma la gioia di tornare in campo e fare subito gol a San Siro, contro il Frosinone, sta sul mio podio: con il debutto nell’Inter e il gol nel Mondiale per club". 

  Jonathan Biabiany  of FC Internazionale Milano in action during the Serie A match between AC Chievo Verona and FC Internazionale Milano at Stadio Marc' Antonio Bentegodi on November 21, 2010 in Verona, Italy.  (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Che vinse assieme a Chivu. 

"Molto intelligente, già allora sapeva quello che voleva. Lo chiamavo sergente: uno di quei giocatori più esperti di te che ascolti perché senti che puoi imparare molto, e che hanno un modo di fare che ti trascina. Cristian ti fa provare il gusto di fare quello che ti chiede". 

Così ha vinto lo scudetto al primo colpo? 

"Sacrosanto: l’Inter era ed è stata la più forte, è bello essere suo tifoso". 

Un po’ anche del Parma, no? 

"La mia seconda casa calcistica. E la sua salvezza è giusta come il nostro scudetto".

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