Chivu: "Davano l'Inter per finita ed eccoci qui. Amo da morire questi ragazzi e me li tengo stretti"

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Il tecnico alla vigilia del match col Torino: "Questo gruppo è straordinario per umanità. Bastoni c'è, stringerà i denti. Lautaro pronto a tornare in gruppo in settimana. Sucic negli ultimi due mesi ha avuto una tripla frattura alla mano. Stankovic? È come un figlio, ma è un tema mercato..."

25 aprile 2026 (modifica alle 15:09) - APPIANO GENTILE (CO)

“Domani c’è bisogno dell’atteggiamento giusto, di abituarsi ai momenti della partita e cercare di essere dominanti. Andremo lì sereni come sempre, consapevoli del lavoro svolto e di quanto abbiamo fatto per arrivare in queste condizioni. Ma mancano ancora partite e punti per arrivare al nostro sogno”. Tradotto: manca l’ultimo passo. Che non arriverà domani a causa della vittoria del Napoli contro la Cremonese, ma manca poco. E Chivu ne è ben consapevole: “L’intera stagione è stata positiva, non solo dopo la sosta. La sconfitta contro il Milan ha causato un po’ di critiche per quelle che erano le aspettative. Poi abbiamo fatto buone prestazioni e recuperato giocatori, la partita contro la Roma è stata molto importante, quella contro il Como pure. Ci siamo messi in una condizione che ci permette di sognare”. Poi il tecnico nerazzurro si sofferma sul cammino della squadra, ereditata in difficoltà e rilanciata (quasi) fino allo scudetto: “Negli ultimi anni abbiamo sempre cercato di fare imprese, quando alleni l’Inter devi avere grandi obiettivi. La storia dice questo. La società ha costruito qualcosa di importante. I giocatori hanno fatto vedere di essere competitivi”.

bastoni

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E qui Chivu arriva ai singoli: “Bastoni è tornato, sta meglio, ha ancora fastidio ma sta meglio. Ha cercato di seguire delle cure che gli permettono di essere più sciolto. Ma è stato con la squadra, vediamo domani. Sucic? Sta bene, negli ultimi due mesi ha patito una tripla frattura alla mano ma non l’abbiamo mai detto. Tanto di cappello per lui che si è messo a disposizione e ha giocato tanto nonostante fosse condizionato da quel gesso alla mano. Adesso sta bene e non è più condizionato nei movimenti del braccio che l’aveva un po’ frenato nei duelli. Lautaro sta migliorando, sta facendo riatletizzazione e la settimana prossima dovrebbe rientrare. Sommer o Martinez? Vediamo domani”. E su Aleks Stankovic: “Andiamo un po’ oltre, questa è a tema mercato… Lo seguiamo con molta attenzione e sappiamo tutto ciò che ha fatto di buono. Lo conosco benissimo, da quando aveva 4-5 anni. È come un figlio per me e sappiamo bene che crescita ha fatto. Se quest’estate abbiamo scelto di fargli fare un’esperienza importante in un campionato competitivo, significa che ne siamo consapevoli. Lo guardiamo con molta attenzione e un pensiero su di lui lo faremo senza problemi”.

numeri da record

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L’allenatore nerazzurro tratta anche il tema dei numeri, quasi da record per il gruppo nerazzurro: “Abbiamo fatto più di 100 gol, 78 in Serie A, la stagione nel bene e nel male è stata di crescita. Prima la squadra calava un po’, ora è migliorata. Ma le prestazioni ci sono sempre state. Vanno capiti i momenti, i sogni, le ambizioni. Ultimamente abbiamo alzato un po’ il livello dell’orgoglio essendo più concreti e pragmatici rispettando le energie. I numeri difensivi non li guardo molto, quando hai una linea alta e ti prendi dei rischi. Difensori che giocano alti con 40 metri alle spalle. Sarebbe un peccato non sfruttare la forza offensiva di questi ragazzi. Ormai sono finiti i tempi in cui vincono le migliori difese. È un calcio più moderno, dinamico, di intensità. E bisogna adattarsi. Ma possiamo ancora migliorare, l’altra sera abbiamo visto Bayern-Real: 4 a 3. Il calcio è molto più verticale, veloce, intenso”. Infine, Chivu rivendica il lavoro svolto da tutto l’ambiente dopo il finale di stagione dello scorso anno: “Ho la fortuna di allenare in un ambiente che conosco molto bene, e ce l’avevo pure quando sono arrivato da calciatore. Niente mi ha sorpreso riguardo la parte professionale, ma la parte umana di questi ragazzi sì: hanno cercato di fare qualcosa di straordinario in questi anni e hanno subìto ingiustizie che non si meritavano. Mi prendo la loro volontà, l’identità, il senso di appartenenza e l’unità di un gruppo che sa stare bene insieme. Quando hanno capito che c’è la possibilità di rimanere competitivi andando controcorrente perché tutti parlavano di ciclo finito. Sono rinati e hanno trovato la motivazione giusta. Non è un caso che siamo primi in classifica con un margine importante o che siamo in finale di Coppa Italia. Potevamo e dovevamo fare meglio in Champions, ma mi prendo io le responsabilità. Sono orgoglioso dell’umanità di questi ragazzi, li amo da morire e me li tengo stretti. La scelta di puntare su un giovane allenatore inesperto come me gli ha creato anche qualche disagio, ma gli ho sempre parlato in faccia. Sanno chi sono e come sono”.

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