Jannik a Madrid perde il primo set da tale Bonzi e ci dimostra che sa essere imperfetto come noi. Chissà, magari l'ha fatto apposta
Ogni volta che ci mettiamo in poltrona davanti a Jannik Sinner, teniamo in canna un "Ma vieni!", tipo Aldo, Giovanni e Giacomo. Ci sentiamo adulti che fanno a braccio di ferro con i bambini. Abbiamo il tennista numero 1 al mondo, reduce da tre cavalcate trionfali: Indian Wells, Miami, Montecarlo. Nessun altro sportivo italiano sa promettere tanta felicità. Il calcio? Lasciamo perdere… Jannik comincia il torneo di Madrid, contro Benjamin Bonzi, francese, qualificato di 29 anni, fuori dai primi 100. Un bambino, appunto… Bonzi. Torna in mente Franco Battiato. "Gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori, della dinastia dei Ming". Verso sublime di “Centro di gravità permanente”, chiosato anche dallo storico Alessandro Barbero. Sinner è il nostro centro di gravità permanente.
che fatica
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Però oggi fatica. Va sotto, la pallina torna sempre indietro, spesso a velocità doppia. Lungolinea euclidei. Si va al tie-break. Beh, questo è il giardino di Jannik… E invece perde il set. Mica male ’sto Bonzi… La Volpe rimette le cose a posto nei due set successivi, però non è stato il miglior Sinner. Ha pasticciato, ha brontolato col Vagnozzi e il Cahill, ha ciondolato con smorfie da Leao. È sembrato noi in certi faticosi lunedì, quando al semaforo un ombrello ti gocciola nel coppino, nella stampante manca il toner e s’incastra la moneta nella macchinetta del caffè. Forse lo ha fatto apposta. Ogni tanto Jannik sente il bisogno di scendere dal cielo freddo della perfezione, dove lo relega la nostra venerazione, per dimostrarsi umano, imperfetto come noi. In attesa del prossimo "Ma vieni!"


