Gli stipendi di Milan e Juve: Vlahovic "pesa" oltre 22 milioni, Nkunku panchinaro da 9,2. Tutte le cifre

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Gli ingaggi al lordo della sfida di stasera: per entrambe parecchie delusioni d'oro...

Giovanni Albanese e Marco Pasotto

26 aprile 2026 (modifica alle 09:08) - MILANO

Scontro diretto sì, alla pari neanche tanto. La Juve che scenderà in campo dal primo minuto a San Siro costa una ventina di milioni di stipendi in più del Milan, altrettanti negli uomini che andranno in panchina: solo Vlahovic, che tornerà a disposizione dopo l’infortunio, percepisce quasi la metà della somma dei titolari rossoneri. E lo scompenso diventa nettamente più marcato considerando il peso degli ingaggi di quei calciatori che hanno deluso le aspettative.

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I più pagati di Spalletti che dovrebbero partire titolari nella sfida al Milan sono Yildiz e David, entrambi pagati per 11,10 milioni all’anno. Il turco ha appena rinnovato fissando il nuovo tetto d’ingaggio in casa Juve, mentre il canadese deve ancora conquistarsi la fiducia del club. Gli altri giocatori più rappresentativi in termini di stipendio lordo sono Bremer (9,25), Conceiçao (7.03), Locatelli (6,48) e McKennie (5,24), non a caso buona parte già blindati per il futuro prossimo. Ciò che aumenta il disappunto lato Juve è il peso delle riserve che difficilmente riusciranno a risolvere i problemi di Spalletti, considerato il loro rendimento da quando è arrivato l’allenatore: da Openda, che guadagna 7,40 milioni d’ingaggio lordo, a Koopmeiners, che ne prende 5,90, fino ad arrivare ai 2,24 di Milik che è tornato a essere indisponibile dopo appena due spezzoni di gara. Il dato più anomalo resta quello relativo a Vlahovic, che alla luce di un bonus fedeltà riconosciuto alla firma percepisce quest'anno 22,20 milioni lordi. Il piano stipendi era stato snellito molto da Giuntoli, ma alcune scelte recenti non hanno premiato dal punto di vista tecnico e per questo i conti della Juve restano in passivo mettendo a confronto i costi della rosa con i risultati ottenuti sul campo. Per la Juve il quarto posto è sinonimo di sopravvivenza, un nuovo punto di partenza del nuovo piano di rilancio che punta al consolidamento degli uomini chiave di Spalletti e alla successiva campagna di rafforzamento con logiche di risparmio sul costo dei cartellini, battendo soprattutto le piste dei parametri zero. 

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Il monte ingaggi in casa Milan – o meglio: a Casa Milan – negli ultimi anni è sempre stato un argomento molto delicato, sentito e attenzionato. Con il concetto di “sostenibilità” collocato al primo posto da Elliot prima e da RedBird poi, gli stipendi costituiscono evidentemente una delle voci più importanti ai fini di un bilancio virtuoso. Il Diavolo è quindi molto attento sia in termini di rinnovi, sia nella proposta salariale da mettere sul tavolo agli obiettivi di mercato. Da quando il club è gestito dai fondi, non è mai stato fissato ufficialmente un vero e proprio tetto agli stipendi da rispettare al centesimo, ma a grandi linee si può dire che con Elliott (che doveva risollevare il club dallo sprofondo finanziario della gestione cinese) la soglia era sui 4 milioni netti, mentre adesso siamo sui 7. Un calcolo comunque complesso, considerando che molti giocatori hanno emolumenti variabili in base alla presenza di svariati bonus, mentre altri beneficiano del Decreto Crescita. Di certo l’undici titolare del Milan 2025-26 ha una quota salariale lorda superiore rispetto al Milan dei riservisti. Escludendo quindi da questo ragionamento i bonus, i più pagati del teorico undici titolare sono Leao e Maignan, fresco di rinnovo – 5,5 netti, 7,15 col Decreto Crescita -, seguiti da Pulisic (4 netti, 5,2 lordi), Modric, Rabiot e Tomori (tutti e tre 3,5 netti, ma i primi due al lordo pesano per 6,4 milioni, l’inglese per 4,5). Spostando lo sguardo in panchina, il più caro è Nkunku – 5 netti, 9,2 lordi senza Decreto Crescita -, seguito da Loftus-Cheek (4-5,2), Jashari (2,8-5,2), Estupinan, Gimenez e Ricci (2,5-4,6). Il totale lordo della formazione

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