Quando fu scelto Conte, nel 2014, proprio uno sponsor coprì parte dello stipendio. Pep dovrebbe comunque venire incontro alla Figc: i 24.8 milioni lordi del City sono inavvicinabili
Alle volte la distanza tra sogno e realtà si può coprire con un assegno a molti zeri. Per l’Italia, soprattutto in questo periodo storico, Pep Guardiola sarebbe il viaggio esotico sul quale piazzare i risparmi di una vita, sperando che l’esperienza e l’investimento producano felicità. Ecco perché i potenziali candidati alla Federcalcio meditano il rilancio in grande stile, pur confrontandosi con un budget che non è paragonabile ai livelli del Manchester City (24,8 milioni di euro lordi, che nella tassazione britannica per le aliquote da ricchi diventano circa 14 più bonus) e nemmeno dei commissari tecnici delle grandi nazionali: il nostro Carlo Ancelotti ha appena rinnovato il contratto con il Brasile fino al 2030 per una cifra vicina ai 10 milioni, ai quali si aggiungerebbe un bonus da 5 di conquista del titolo mondiale.
come fare
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Eppure l’idea Guardiola, pur difficile da realizzare, ha un fondamento che si riflette nelle parole pronunciate pochi giorni fa da Leonardo Bonucci, a tutti gli effetti un tecnico federale in carica: "Io ripartirei da Guardiola, è l’uomo giusto per l’Italia. So che non è semplice ma sognare non costa nulla". Ingaggiare un allenatore di questo spessore invece costa tantissimo. Ma seguendo lo schema che portò Antonio Conte a Via Allegri nell’estate del 2014, quella successiva al fallimento del nostro ultimo Mondiale, i conti potrebbero persino tornare. Spieghiamo: all’epoca un munifico sponsor tecnico legato a Conte coprì circa la metà dello stipendio da 4,1 milioni. Curiosamente il brand è lo stesso che sponsorizza Guardiola: della Puma, anzi, l’allenatore catalano è anche una specie di ambasciatore, perché contribuisce a sviluppare i prodotti e li promuove in giro per il mondo.
connessioni
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Evidentemente oggi non è credibile valutare un ingaggio che possa restare nei parametri federali e che al contempo accontenti l’illustre interlocutore. Siamo ancora al pensiero disgiunto dall’azione. Ma se esiste la volontà di accordarsi, se esiste un programma serio che possa coinvolgere Guardiola nel coordinamento delle nazionali giovanili e nella creazione di un modello, i conti potrebbero anche tornare. Sempre, ripetiamo, con il supporto degli sponsor, che potrebbero trarre giovamento dalla valorizzazione di una nobile decaduta del calcio internazionale attraverso un personaggio entrato nella storia per le visioni innovative del gioco.
gli altri
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Negli ultimi anni, quindi dopo l’addio di Conte che peraltro resta tra i candidati alla successione a Gattuso, il ct italiano più pagato è stato Roberto Mancini, che rinnovando il contratto dopo l’Europeo vinto salì a 3 milioni netti di stipendio. Non basterebbero da soli per convincere Guardiola, che di sicuro non ha bisogno di innaffiare il proprio patrimonio ma ha uno standing tale da non poter scendere nelle richieste sotto a un certo numero. Ma cosa succede all’estero? Le cifre sono in media superiori rispetto alle nostre abitudini: sono lautamente remunerati Tuchel (Inghilterra), Nagelsmann (Germania) e Deschamps. Curiosamente il ct campione del mondo, Scaloni, e quello campione d’Europa, De La Fuente, sono nel range dei normali: 2 milioni il primo, 1,2 il secondo.



