Oggi Pep si gioca la semifinale di FA Cup, ma ambienti vicini a lui fanno trapelare che abbia già deciso di lasciare Manchester e provare a lavorare con una nazionale. E l'idea azzurra...
25 aprile - 11:43 - LONDRA
La testa, per ora, è solo al Manchester City. Oggi c’è la semifinale di FA Cup col Southampton, dal 4 maggio ricomincia la Premier con la volata lunga 5 partite contro l’Arsenal. Potrebbe essere il regalo d’addio, la fine gloriosa della più grande sfida calcistica di Pep Guardiola: trasformare una squadra con tanti soldi ma poca tradizione vincente in un punto di riferimento del calcio europeo, non solo del calcio inglese. Guardiola il suo futuro non l’ha ancora messo nero su bianco, ma quando il 24 maggio finirà la Premier, meglio se sollevando il trofeo di campione per la 7ª volta in dieci stagioni, potrebbe anche annunciare che è pronto a lasciare Manchester e accettare una nuova sfida. E tra tutte quelle che il tecnico più influente degli ultimi vent’anni può seriamente considerare, l’idea di rifare grande l’Italia può diventare facilmente la più stuzzicante.
City
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Guardiola col City ha il contratto in scadenza a giugno 2027 e uno stipendio di quasi 25 milioni di euro lordi che ne fanno il tecnico più pagato della Premier. All’Etihad Campus nessuno gli mette fretta: tutti sanno che la decisione sarà sua e sua soltanto e né lo sceicco Mansour né il nuovo direttore sportivo Hugo Viana vogliono spingerlo in una direzione o nell’altra. Il club ha da tempo pronto un piano in caso di addio: Enzo Maresca, che con Pep ha lavorato come secondo nell’anno di grazia 2022-23, quello del triplete. Il ricordo che Maresca ha lasciato, sommato alla bontà del suo anno e mezzo di lavoro col Chelsea (Mondiale per club, Conference League, quarto posto con la squadra più giovane nella storia della Premier) hanno convinto tutti che sia lui quello giusto, se e quando Pep deciderà di lasciare. Ieri, all’Etihad Campus, nessuno gli ha riproposto la domanda sul futuro, quella su cui Guardiola ironizza ogni volta ("Perché volete licenziarmi?", ha scherzato l’ultima volta). In ambiente City, l’idea è che il tecnico non abbia preso una decisione definitiva su cosa fare dopo questa annata in cui ha riportato la squadra nell’élite del calcio inglese, così tanto che questo 2025-26 potrebbe chiudersi col treble domestico, la vittoria di Premier e FA Cup oltre alla Carabao Cup già in bacheca.
Italia
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Dagli ambienti vicini a Guardiola in Spagna e Italia rimbalza però la stessa idea: Pep si sarebbe quasi convinto che queste sono le sue ultime settimane al City. Cosa fare dopo resta sul tavolo: a inizio stagione Pep aveva detto che si sarebbe voluto prendere un periodo sabbatico ma è difficile pensare a uno affamato di sfide come lui che stacca completamente. Ecco uno dei motivi per cui l’Italia, reduce da tre esclusioni di fila dal Mondiale, sarebbe quella perfetta. Allenare una nazionale non impegna come guidare un club, quindi Pep potrebbe prendersi qualche stacco rimanendo però in un progetto difficile e stimolante. Diventare ct, in fondo, lo considera da sempre l’evoluzione naturale della sua carriera in panchina e l’esempio di Carlo Ancelotti col Brasile non ha fatto che rinforzare questa idea. L’amore per l’Italia è noto e, se le cose fossero andate diversamente, dopo aver conquistato Spagna, Germania e Inghilterra a Pep sarebbe piaciuto anche allenare in Serie A: col City però è andata ben oltre le sue stesse aspettative e il nostro campionato è diventato economicamente incapace di permettersi uno come lui. La Nazionale avrebbe bisogno dell’intervento di uno sponsor per coprire quel suo ingaggio così fuori dai parametri federali, ma sarebbe anche pronta a creargli attorno l’ambiente giusto, magari tornando a coinvolgere nomi di grandissimi del passato come il suo amico Roberto Baggio, con cui ha condiviso l’esperienza a Brescia. È solo uno dei tanti motivi per cui Pep, se l’Italia chiamasse, non solo ascolterebbe ma ci penserebbe seriamente, comincerebbe a immaginare come poter vincere anche quella sfida. Prima vuole chiudere al meglio col City. Poi, magari davanti a un bel bicchiere di vino e con gli amici in Franciacorta ad aiutarlo, capirebbe se davvero l’Italia è la scelta giusta.


