L'Italia al Mondiale senza merito al posto dell'Iran? Zampilli di vergogna

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L'improbabile idea del milanese Zampolli: "I 4 titoli legittimerebbero la presenza dell’Italia". Semmai è il contrario: i 4 titoli mondiali dovrebbero legittimare la vergogna davanti alla sola ipotesi di una partecipazione senza meriti 

Luigi Garlando

Giornalista

24 aprile - 07:44 - MILANO

Pablito Rossi, 6 gol per farci re nell’82. Totò Schillaci, gli occhi di fuoco delle Notti Magiche. Roby Baggio ci tirò giù dall’aereo a Usa ’94. Gli uomini della provvidenza nei nostri Mondiali. Ora ci tocca aggrapparci a tale Paolo Zampolli che si agita tra Donald Trump e Gianni Infantino, il signor Fifa, per scaricare l’Iran dal carrozzone Usa-Messico-Canada ’26 e farci salire l’Italia. Ma chi è? Milanese, figlio di commercianti di giocattoli, ha trattato Boeing veri per milioni di dollari. Lontano parente di Paolo VI, senza vocazione alla santità, Zampolli è stato in affari con Jeffrey Epstein e ha fondato un’agenzia di modelle. Aver presentato Melanie a Trump gli ha spalancato il potere. Per l’amico Donald tesse relazioni e mediazioni. Un trequartista tra le linee, un maneggione. Fate voi. 

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Negli ultimi giorni, nomen omen, è zampillato fuori con l’idea di portarci al Mondiale: "I 4 titoli legittimerebbero la presenza dell’Italia". Semmai è il contrario: i 4 titoli mondiali dovrebbero legittimare la vergogna davanti alla sola ipotesi di una partecipazione senza merito. Come comprarsi la laurea o la patente. Nel momento stesso in cui lo sport rinuncia alla democrazia del campo, muore. E poi a danno di chi? Dei giocatori iraniani che, mentre si qualificavano legittimamente, difendevano i diritti calpestati del proprio popolo, rischiando la vita e quella dei familiari. Esclusi per ragioni di guerra? Lo sport è pace. I nostri ragazzi che non hanno mai visto l’Italia al Mondiale? Nell’attesa, ripasseranno una lezione preziosa: la gloria, come l’amore, non si ruba e non si elemosina. Si merita.

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