Michele Moretti, la storia del terzino che ammazzò Mussolini

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Ex difensore della Comense dal 1927 al 1935, poi al Chiasso, divenne sindacalista e commissario politico garibaldino. Fu tra gli uomini che catturarono il Duce a Dongo, mentre l’esecutore materiale della fucilazione rimane un controverso

Massimiliano Ancona

Giornalista

25 aprile - 12:11 - MILANO

Aprile 1945, Mussolini è in fuga verso Como. L’obiettivo è riparare in Svizzera. È scortato dai tedeschi e da quei pochi che gli sono rimasti fedeli. La sua fuga durerà circa due giorni. E si concluderà nella piazza di Dongo (Como) durante il controllo del convoglio tedesco da parte di una colonna partigiana. Vestito da soldato della Wehrmacht, sarà riconosciuto e arrestato insieme all’amante, Claretta Petacci. Entrambi saranno giustiziati nelle prime ore del pomeriggio del 28 aprile in località Giulino di Mezzegra. L’identità dell’uomo che premerà il grilletto costituirà uno dei più grandi misteri della Resistenza come il ritrovamento dell’oro di Dongo e il carteggio tra Winston Churchill e Mussolini.

difensore e sindacalista

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Un ruolo da protagonista, in quelle ore cruciali per il futuro dell’Italia, lo avrà di certo Michele Bruno Moretti, nome di battaglia “Pietro Gatti”, un ex difensore nonché sindacalista e commissario politico garibaldino. Classe 1908, nato a Como, ha tirato i primi calci con l’Esperia, prima di giocare con la Comense dal 1927 al 1935 e terminare la carriera con il Chiasso. Convocato in Nazionale, ha avuto in allenamento uno scambio di colpi proibiti con il centrattacco Attila Sallustro, la stella azzurra – di origini paraguaiane - dell’epoca. E ha pagato quello scontro con il siluramento perpetuo. Moretti smaschererà il Duce con l’aiuto di Ivo Bitetti, un pallanuotista che, fra le altre qualità, conosce il tedesco e fa da interprete. Grazie a lui, Moretti tratterà coi nazisti il rilascio, insieme a quello della sua amante e degli altri italiani in fuga, fra i quali il pugile Antonio Brocchi.

la versione ufficiale

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Secondo la versione ufficiale, poi, a imbracciare il suo mitra per uccidere il dittatore sarà il comandante Walter Audisio, nome di battaglia “Valerio”, la cui arma si era inceppata. Ma, per alcuni storici, il mitra passerà ad Audisio soltanto dopo la raffica mortale. Qualche anno più tardi lo stesso Moretti, alias “Pietro Gatti”, chiuderà l’argomento dicendo allo storico Giorgio Cavalleri: “E se anche fossi stato io, per te cambierebbe qualcosa?”. Nulla. Ma resterà una certezza. Nelle ultime ore della sua esistenza, Mussolini incontrerà un ex terzino della Comense. E avrà la peggio. In un modo ben più tragico del “veltro” Sallustro di qualche anno prima.

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