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Il gol più bello di sempre di un argentino reso immortale anche dalle parole di un cronista uruguaiano esule, che ha conosciuto il buio di una galera e la luce di Diego
Che effetto fa il gol più bello di sempre? Per gli argentini fu l’ora più sublime della vita, l’attimo perfetto, quello che cancellò il buio della dittatura, che pareggiò la guerra delle Malvinas con una vittoria a pallone. Per quelli che sarebbero nati dopo, è diventata la pietra di paragone per l’eternità, un mito che appartiene a tutti e si tramanda da una generazione all’altra. Stefan Zweig ha raccolto in un libro quattordici Momenti fatali della storia: Händel che compone il suo Messiah senza mangiare né dormire, Dostoevskij salvato all’ultimo istante dalla fucilazione, l’uomo che a Waterloo provoca la disfatta di Napoleone. "È necessario che un popolo generi milioni di uomini perché possa nascere un genio, e sul mondo devono sempre scorrere milioni di ore amorfe prima che appaia un’ora veramente storica, un’ora stellare dell’umanità". Se lo scrittore austriaco avesse potuto vivere abbastanza da vedere il 2-0 di Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra nei quarti di finale di Messico 1986, i momenti fatali sarebbero stati probabilmente quindici. Ma Zweig non c’era più. È toccato a un cantore uruguaiano descrivere all’Argentina quell’attimo dorato.


