I rincari del gasolio provocati dalla guerra in Medio Oriente pesano sul costo dei rifornimenti di carburante dell'intero comparto dell'autotrasporto in Italia. Un ruolo importante lo hanno anche le differenze territoriali
Giuseppe Croce
26 aprile - 15:59 - MILANO
Il caro gasolio in Italia fin qui è costato ai camionisti 1,5 miliardi di euro di costi in più. È la stima fatta dalla Cgia di Mestre sulla base dei dati sul parco circolante, del consumo medio dei mezzi e dell'aumento dei prezzi del diesel dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran e il relativo blocco dello stretto di Hormuz. "Nonostante il taglio di 20 centesimi sulle accise introdotto dal governo il 19 marzo scorso, nelle prime otto settimane di conflitto militare, l’autotrasporto merci ha sostenuto un extra costo che, secondo una stima degli artigiani mestrini, si aggirerebbe attorno a 1,5 miliardi di euro" spiega l'ufficio studi della Cgia. Dopo aver proclamato il fermo nazionale dal 25 al 29 maggio, le principali associazioni dell’autotrasporto hanno incontrato mercoledì scorso il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Per adesso, lo sciopero resta confermato, ma i rappresentanti sindacali del settore hanno accolto positivamente l’apertura del governo, che si è impegnato a intervenire per compensare, almeno in parte, i rincari subiti con misure che favoriscano la liquidità all’intero comparto trasportistico.
il circolante
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Come si arriva a questa cifra mostruosa lo spiega la stessa Cgia. Secondo la stima fatta da Unrae, l'unione dei costruttori stranieri, in Italia ci sarebbero 752.000 veicoli industriali in circolazione con una massa superiore alle 3,5 tonnellate (motrici, autoarticolati e autotreni). "Ipotizzando una percorrenza media mensile di 10.000 km, un consumo medio di 3,3 km/litro e un prezzo medio del diesel alla pompa che in questi ultimi due mesi si è aggirato mediamente attorno a 2,005 euro al litro (fonte Mase), il costo mensile del carburante per ogni mezzo pesante sarebbe stato pari a 6.075 euro; 997 euro in più rispetto a al mese di febbraio, quando nei primi due mesi dell’anno il diesel è costato mediamente 1,676 euro al litro (fonte Mase). Pertanto, rispetto all’inizio della guerra nel Golfo, l’extra costo per ciascun mezzo pesante in questi ultimi due mesi è stato di 1.994 euro. Moltiplicando questo importo per l’intero parco circolante, la stima si aggira attorno a 1,5 miliardi di euro".
differenze territoriali
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Secondo i costi di riferimento del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, i vettori dovrebbero essere pagati tra 1,30 e 1,60 euro al chilometro. Questo è lo spettro che, almeno sulla carta, dovrebbe garantire la copertura di carburante, personale, pedaggi, manutenzione e ammortamenti. Su questa media però pesano, e non poco, le differenze territtoriali. "Nel nord Italia, dove si concentra la maggior parte della produzione industriale - prosegue Cgia - la domanda di trasporto è più elevata e continua. Questo permette agli autotrasportatori di lavorare con maggiore regolarità e di spuntare tariffe mediamente più alte, comprese tra 1,40 e 1,70 euro al chilometro, con punte superiori nei servizi più specializzati (fino a 2 euro a chilometro, ndr) . Inoltre, la probabilità di trovare un carico di ritorno è più alta, riducendo i chilometri percorsi a vuoto. Scendendo verso il sud, il quadro cambia sensibilmente. Le tariffe medie si abbassano, spesso tra 1,10 e 1,40 euro al chilometro, ma soprattutto aumenta il problema dei viaggi senza carico". Il traffico merci è infatti sbilanciato: molti camion scendono dal nord pieni, ma faticano a trovare merce per il ritorno. Questo significa che una parte significativa dei chilometri percorsi non genera fatturato. Ed è proprio qui che si gioca la vera differenza. "Non conta solo quanto si guadagna al chilometro - conclude Cgia - ma quanti chilometri sono effettivamente pagati. Un vettore del nord può lavorare con una percentuale molto alta di viaggi a pieno carico, mentre al sud questa percentuale scende sensibilmente, erodendo i margini. In sintesi, il divario Nord-Sud nell’autotrasporto non è solo una questione di tariffe, ma di equilibrio dei flussi, continuità del lavoro e sostenibilità economica. Ed è questo squilibrio che, a seguito dei rincari subito dal diesel di queste settimane, mette in difficoltà soprattutto le imprese più piccole e meno strutturate".
il peso del trasporto
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Nel 2024 il trasporto su strada effettuato dai vettori immatricolati in Italia conferma una struttura fortemente orientata al mercato interno. Il 97,6% dei flussi di merci riguarda infatti movimentazioni con origine e destinazione all’interno del territorio nazionale, mentre il traffico internazionale resta marginale: solo l’1,2% dei flussi ha origine estera e l’1,5 ha destinazione fuori dai confini italiani. Secondo l’Istat, nel 2024 il trasporto su strada interno al Paese ha movimentato poco più di un miliardo di tonnellate di merci.




